“Comando e Controllo” su Quartarete

19
mag
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Ieri, martedì 18 maggio 2010, Alberto Puliafito è stato ospite del programma Gentecheparla, di Cristiano Tassinari, in onda su Quartarete.



Alberto ha presentato il film “Comando e Controllo“, di cui sono andati in onda alcuni brevi estratti, e il suo nuovo libro, fresco di stampa, “Protezione Civile SPA“, edito da Aliberti e in libreria dal 20 maggio.

Prossime proiezioni di “Comando e Controllo” e “Yes we camp”

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mag
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Comando e Controllo

Comando e Controllo


Comando e Controllo” Tour 2010:



14 maggio, Lugo (RA)
20 maggio, ore 15, Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Gorizia
21 maggio, ore 21.00, Rettorato Occupato dell’Università di Torino, via Verdi 8
22 maggio, Festival di Arte Contemporanea di Faenza
29 maggio, Festival Antifa - Parco di viale Togliatti, Bologna
2 giugno, Villa Comunale di Pineto (Teramo)
4 giugno, Festival Cinemambiente, Cinema Massimo sala 3, ore 22.30, Torino
9 giugno, Circolo dei Malfattori, Milano
15 giugno, Bar da Adri e Lully, ore 21, Paderno (Udine)
18 giugno, Centro di Documentazione Carlo Giuliani, Firenze
22 giugno, Sala Conferenze UNICEF, via Palestro 68, ore 17.30, Roma
20 luglio, Palermo



Il 3 giugno 2010, ore 21.00 allo Zero (via Vanchiglia 0, angolo Piazza Vittorio Veneto, Torino), Alberto Puliafito presenterà il suo libro “Protezione Civile SPA“, Aliberti Edizioni, in un evento che sarà una vera e propria introduzione alla proiezione, il giorno successivo, al Festival Internazionale Cinemambiente.



Il 18 maggio, Alberto Puliafito sarà invece ospite della trasmissione “Gentecheparla“, condotta da Cristiano Tassinari su Quartarete alle ore 12.30 (visibile anche online al seguente indirizzo: http://www.quartarete.tv/diretta.html) e verranno trasmessi alcuni brevi estratti di “Comando e Controllo“.



Altre proiezioni sono in arrivo a Perugia, L’Aquila e Londra…



Alcune immagini di “Comando e Controllo” sono state acquistate dalla produzione di “Draquila“, di Sabina Guzzanti (attualmente al cinema) e inserite nel film. Possiamo quindi dire di essere presenti anche noi a Cannes.



Yes We Camp” parteciperà invece, in concorso, al Festival del Documentario d’Abruzzo - Premio Internazionale Emilio Lopez che si terrà a Pescara, nel mese di maggio.



E per finire: verà presentato al Salone del Libro di Torino il nuovo libro, fresco di stampa, dell’instancabile e immarcescibile regista di “Comando e Controllo” e “Yes We Camp“, Alberto Puliafito (grande esordio e appuntamento con l’autore, venerdì 14 maggio, alle ore 12, Pad. 3 Stand Q22 - R21). Il libro è edito da Aliberti Editore e intitolato “Protezione Civile Spa“, data ufficiale di uscita: 20 maggio 2010.

“Comando e Controllo”, sbarca in Italia dopo l’anteprima a New York

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apr
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Comando e Controllo, anteprima a New York

Dopo il grande successo riscosso all’anteprima di New York - alla quale è seguito un partecipato dibattito insieme al regista, Alberto Puliafito, il giornalista Alexander Stille e la Prof.ssa Anna Di Lellio - e dopo i molti articoli usciti sui giornali - tra gli altri, Il Fatto Quotidiano del 7 aprile, con rimando dalla prima pagina, Il Manifesto, Liberazione, Terra, i-ITALY e addirittura la copertina dell’inserto settimanale di America Oggi - “Comando e Controllo” sbarca finalmente in Italia.

Ecco le prossime proiezioni del film o di suoi estratti commentati dal regista Alberto Puliafito:

10/04/2010, Roma, estratti - Forte Prenestino. Via Federico Delpino Centocelle. Dalle 18.00
14/04/2010, Parma, estratti - Sala Conferenze “Luigi Anedda”, via Gorizia 2/a, ore 21.00
17/04/2010, Pordenone, estratti - Festival Le Voci dell’Inchiesta, ore 19.00

19/04/2010, TORINO, ANTEPRIMA ITALIANA, PROIEZIONE INTEGRALE: Caffé Basaglia, Via Mantova 54, ore 21.00

Segnaliamo poi anche un’iniziativa che riguarda “Yes We Camp”, documentario da cui è nato “Comando e Controllo”:

17/04/2010, Pordenone, “Yes We Camp” ore 11.00 - Festival Le Voci dell’Inchiesta

Comando e Controllo - Teaser#1

4
mar
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E’ online il primo teaser di “Comando e Controllo”, nuovo documentario targato iK, sul recente operato del Dipartimento di Protezione Civile.

Diretto da Alberto Puliafito, prodotto da Fulvio Nebbia, montaggio di Vincenzo Cicanese. Musiche del teaser di Antonello Ciccozzi.

COMING SOON…

“Una giornata senza stranieri”, nuovo reportage per “Crash”, su Raidue

19
feb
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Mercoledì 24 febbraio, alle ore 9.45 su Raidue, va in onda “Una giornata seza stranieri“, nuovo reportage targato IK, realizzato da Fulvio Nebbia, Stefano Sgambati e Alberto Puliafito, per il programma “Crash“.


In 15, rapidi minuti, il reportage si occupa dello sciopero degli stranieri, organizzato in Italia e in Europa per il prossimo primo marzo, con testimonianze degli organizzatori, di lavoratori e imprenditori, italiani e stranieri, raccolte a Milano, Roma e Torino.


Successivamente alla messa in onda, il reportage sarà visibile online sul sito del programma.

Yes We Camp - Liberta’ d’informazione all’Aquila (il video)

18
set
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Yes We Camp è un documentario in progress. Al momento dura 83′.

Piazza D’Armi

10
set
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Shock Journalism - La liberta’ di informazione all’Aquila

7
set
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Piazza D’Armi è la prima tendopoli dell’Aquila che viene smantellata ed è il campo di accoglienza che è stato, per vari motivi, sotto i riflettori dei media mainstream per più tempo. I residenti sono stati informati dello smantellamento del campo con 48 ore di preavviso; le assegnazioni ai nuovi alloggi provvisori (in alberghi aquilani – di cui uno nella zona rossa – o sulla montagna, o sulla costa, alla Caserma della Guardia di Finanza, in luoghi ancora da definire mentre scrivo), dopo oltre 5 mesi di vita nella tendopoli, si sono svolte in un clima di confusione e incertezza. Alcuni residenti del campo si sono definiti, in uno striscione, “I Ri-sfollati di Piazza d’Armi” e dicono che questo è come un secondo terremoto. Ciò si ripeterà fatalmente in tutti gli altri campi di accoglienza (125 al primo di settembre, con 15.892 persone alloggiate). Ecco perché esiste un’urgenza di documentare quel che accade all’interno del campo di Piazza d’Armi.

1 - Lo striscione esposto da alcuni abitanti della tendopoli di piazza D'Armi davanti all'entrata del campo, gestito dalla Protezione Civile dell'Emilia Romagna: dopo cinque mesi nelle tende la smobilitazione è stata comunicata dal dipartimento della Protezione Civile con 48 ore di preavviso e nell'incertezza più assoluta. - Jànos

Per due giorni entro nel campo come visitatore semplice e rimango all’interno per ore, parlando con le persone. Intervistarli con la telecamera accesa è difficile. Devo fare le riprese in angoli nascosti. Spesso mi si chiede di oscurare il viso e modificare la voce di chi rilascia le poche dichiarazioni che ottengo. Quasi tutti temono che parlare a un giornalista possa nuocere loro per l’assegnazione dei prossimi alloggi temporanei.

Filmo, con la telecamera nascosta, qualche minuto della surreale festa di chiusura del campo, con balli di gruppo e karaoke, proprio come se si trattasse di un campeggio: ma non festeggiano in molti.

Filmo, insieme a cameraman e fotografi accreditati, lo smontaggio della prima tenda, la numero 92. E’ vuota da tempo. Viene smontata da una squadra dell’esercito ad uso e consumo di telecamere e macchine fotografiche. Perché qui, di solito, funziona così: si formano i pool di giornalisti, per documentare. Ci si iscrive, si viene condotti in loco, scortati dalle forze dell’ordine o dalla Protezione Civile o da entrambi e poi riportati via. Finito lo smontaggio della tenda, l’evento per il pool, la squadra dell’esercito si fa una foto di gruppo davanti ai tre sacchi che contengono la tenda e se ne va, seguita dalla stampa. Io rimango all’interno.

Il terzo giorno, 5 settembre 2009, decido di provare a entrare palesandomi come giornalista, insieme a un collega fotografo, Jànos, e a Sara Maddalena Cocuzzi, una ragazza aquilana che vuole documentare lo smantellamento del campo e portare all’interno del campo stesso i volantini che invitano la cittadinanza a partecipare all’Assemblea Cittadina che si terrà alle 17 del giorno stesso in Piazza Duomo e, a seguire, alla fiaccolata di commemorazione delle vittime del terremoto.

La stessa persona che mi ha fatto entrare come visitatore per due giorni, mi dice che essendo io un giornalista le cose cambiano: l’ingresso mi viene negato e mi si dice che dovrei prendere contatti con l’Ufficio Stampa della Protezione Civile. Sara viene invitata a recarsi dal capocampo; interviene anche la Digos che interroga lei e Jànos, ed esamina il contenuto del volantino.

Sara dichiara, in merito: “L’atteggiamento era molto conciliante, come se loro fossero intimamente d’accordo con me, come se non per loro scelta ma per disposizioni superiori dovessero per forza bloccarmi all’ingresso. Per più volte mi è stato ripetuto che non potevo entrare a dare volantini perché le persone sono shockate e non sono in grado di recepire in maniera corretta le informazioni che cercavo di veicolare. E per più volte mi è stato ripetuto che, però, siamo in democrazia”.

Veniamo pacificamente ma fermamente invitati a andarcene. Mi trovo a citare l’articolo 21 della Costituzione Italiana, cosa che mi capiterà parecchie volte in questi giorni, quasi sempre senza alcun successo.

Poche ore dopo telefono all’ufficio stampa della Protezione Civile (la telefonata viene ovviamente registrata) e faccio una breve relazione dell’accaduto. Mi sento rispondere, fra l’altro, che di fatto cercare di entrare in una tendopoli è come cercare di entrare in casa d’altri e che il capocampo sa se è bene o no che io entri, sa se la popolazione del campo (circa 1000 persone, nello specifico) vuole o meno che io faccia domande in giro. Mi dichiaro perplesso in merito. Vengo invitato a mandare una mail con la mia richiesta e a quel punto mi diranno cosa si può fare; io so bene cosa accadrà, in quel caso, perché mi è già successo ed è quello che succede ogni giorno a quasi tutti i colleghi giornalisti: mi verrà concesso l’ingresso e verrò accompagnato da un addetto della Protezione Civile che mi seguirà in ogni passo all’interno del campo. E la gente non parlerà.

Nel corso del primo pomeriggio, un gruppo di aquilani tenta di volantinare per comunicare alla popolazione dei due campi di Acquasanta – nei pressi del cimitero dell’Aquila - che Piazza Duomo sarà aperta fino a mezzanotte, per l’Assemblea Cittadina e la commemorazione dei morti del 6 aprile.

Vengono respinti all’ingresso. Così, ritorniamo insieme, con la telecamera accesa e in presenza di un avvocato e, dopo una serie di discussioni, si entra in entrambi i campi. Nel primo non ci prendono nemmeno i documenti - sebbene gli astanti abbiano palesato la volontà di identificarsi - nel secondo ci registrano all’ingresso, dopo aver intimato al sottoscritto di spegnere la telecamera. Che ovviamente non viene spenta.

2 - Due addetti della Protezione Civile cercano di negare l'accesso alla tendopoli di Acquasanta a un gruppo di attivisti dei Comitati Cittadini e giornalisti, nonostante questi abbiano offerto di identificarsi. - Jànos

Ecco. La varietà di risultati ottenuti nel corso dei diversi tentativi dimostra la totale assenza - o perlomeno l’arbitrarietà – delle disposizioni, che vengono continuamente citate dagli addetti della Protezione Civile ma non ci vengono mai fatte leggere, nonostante ripetute richieste.

Così, decidiamo di fare un tentativo diverso il giorno seguente, 6 settembre: un residente della tendopoli di Piazza d’Armi ci invita (il sottoscritto, altri cameraman, fotografi, cittadini aquilani), a entrare dentro al campo come suoi ospiti: la sua intenzione è quella di raccontarci la sua storia dall’interno della sua tenda.

Nonostante l’invito, veniamo immediatamente bloccati all’ingresso. Paradossale, considerato il fatto che la tenda è domicilio di chi vi risiede per ammissione stessa di uno psicologo della Protezione Civile. E’ casa sua.

Mentre si discute, diamo una telecamera a un altro residente del campo: viene impedito l’ingresso anche a lui; sia chiaro: nel corso della surreale festa per la chiusura del campo, quella con i balli di gruppo e karaoke, i residenti avevano telecamere e macchine fotografiche che utilizzavano senza problemi.

Il capocampo cerca di mostrarsi in qualche modo conciliante. Si allontana. Ritorna dopo venti minuti e comunica che il sottoscritto, in quanto iscritto all’Ordine dei Giornalisti, può entrare nel campo, così come l’avvocato che ci ha accompagnati.

Quanto agli aquilani che fanno parte dei comitati e che hanno intenzione, fra l’altro, di creare un osservatorio sullo smantellamento dei campi, dovranno produrre un documento scritto e una lista di persone scelte per l’ingresso nelle tendopoli. Documento che dovrà essere vagliato dal Dicomac (Direzione di Comando e Controllo della Protezione Civile)

Il fatto che io possa entrare, finalmente, mi fa pensare di poter documentare, alla luce del sole, sia le operazioni di smantellamento – non quelle allestite come in una piccola Cinecittà per la stampa ufficiale: quelle vere – sia le storie delle persone.

Purtroppo però il mio ingresso ufficiale nella tendopoli è accompagnato non solo da due funzionari della Protezione Civile ma anche da due carabinieri (come testimoniato dall’immagine scattata da Jànos): restano dietro di me per tutto il tempo, mi seguono e mi scortano. Il risultato è che non riesco a parlare praticamente con nessuno dei residenti: mi si dice anche, come battuta, “adesso non è che andrete a dire che la gente è stata intimidita e per questo non ha parlato”.

3 - Alberto Puliafito (il primo da sinistra), un giornalista indipendente impegnato a documentare la smobilitazione della tendopoli di Piazza d'Armi, viene accompagnato a parlare con i residenti del campo da Protezione Civile e Carabinieri.

No, non andrò a dire solo questo. Andrò a dire, e a scrivere, che mi sono sentito e mi sento intimidito io stesso nell’esercizio del mio lavoro; che l’informazione all’Aquila non è libera; che di fatto la stampa è sottoposta sia ad autorizzazioni sia a censure, in barba a quell’articolo 21 della Costituzione Italiana che mai come in questi giorni ho dovuto citare.

Andrò a dire, e scrivere, che la stragrande maggioranza del giornalismo che viene prodotto qui è totalmente embedded, è un giornalismo che troppo spesso va a letto con le istituzioni, sia quelle tradizionali sia quelle dell’emergenza. Lo chiamerei shock journalism.

Ci sono poi altre considerazioni. E’ Jànos a farle, ma il sottoscritto le condivide parola per parola: “Noi cerchiamo e cercheremo di continuare a fare il nostro lavoro senza farci distrarre o intimidire, cercando di raccontare i fatti e dando voce agli Aquilani. Ma un dubbio ci sorge: perchè tutto questo? Perchè se io voglio documentare lo smantellamento della tendopoli mi trovo a parlare con la Digos? Perchè i giornalisti accreditati vengono scortati dai carabinieri? Perchè deve essere il capocampo a decidere se gli abitanti della tendopoli vogliono o non vogliono parlare con i giornalisti? Perchè tutti questi divieti di riprendere, di fotografare, di fare volantinaggio?

Il nostro lavoro non è quello di fare supposizioni, ma quello di guardare alla realtà, documentarla e cercare di capirla. Tuttavia, muovendosi tra protezione civile, polizia, carabinieri e persone troppo spaventate per rilasciare un’intervista, è difficile ignorare la strisciante sensazione che ci possa essere qualcosa da nascondere e che quelli che prendono le decisioni in questo Paese pensino che la libera informazione sia, all’occorrenza, qualcosa da limitare o da vietare e basta. Personalmente cercheremo di dare una risposta ai nostri dubbi, ma una cosa la vogliamo dire comunqe: noi in Italia queste cose le abbiamo già viste, e sappiamo anche come vanno a finire.”