SLOW NEWS: prima mondiale al Thessaloniki Documentary Festival

Slow News - Peter Laufer

Un documentario militante“, così viene definito Slow News sul catalogo ufficiale del Thessaloniki Documentary Festival, dove il film ha il piacere e l’onore di essere stato selezionato in concorso nella Competizione Internazionale!

Militante come lo fu 10 anni fa Comando e Controllo, che nel suo piccolo qualcosa smosse e qualcosa (forse) cambiò. Slow News discende da quell’esperienza lì, nasce dalla reazione a tutto quello che veniva raccontato in Comando e Controllo, che dal 27 febbraio 2020 è visibile liberamente sulla pagina Facebook di IK Produzioni, perché a quanto pare, ha ancora qualcosa da dire sull’Emergenza.

Comando e Controllo raccontava il male. Slow News, 10 anni dopo, mette in scena gli anticorpi. Perché come dice Helen Boaden nel film: non riuscirai mai a cambiare il mondo, se neanche ci provi.

Slow News. A documentary

Slow News ha quindi la sua prestigiosissima Prima Mondiale a Salonicco:

Sabato 14 marzo 2020, h. 15:00 @ Olympion
Domenica 15 marzo 2020, h. 15:30 @ Stavros Tornes

Slow News - Thessaloniki Documentary Festival 2020

Il viaggio comincia!

Ecco il Trailer Ufficiale di Slow News:

SLOW NEWS
Un documentario militante.

diretto da Alberto Puliafito
prodotto da Fulvio Nebbia

una produzione IK Produzioni
produttore associato BabyDoc Film

realizzato con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte – Piemonte Doc Film Fund
in collaborazione con Trentino Film Commission

scritto da Andrea Coccia, Fulvio Nebbia, Alberto Puliafito
musica composta, arrangiata ed eseguita da Alessandro Zangrossi e Antonio Sernia
fonico di presa diretta e montaggio del suono Marco Montano
fotografia e montaggio Fulvio Nebbia

Sinossi

Un uomo tira un pugno a un canguro: gli animalisti insorgono. Guarda le foto della professoressa sexy. Trump twitta. Le scie chimiche, gli antivaccini, 30 euro al giorno per immigrato, breaking news: l’Occidente affoga nel sovraccarico informativo. Ogni 60 secondi, condividiamo e commentiamo milioni di contenuti su Facebook, guardiamo milioni di video su YouTube, scriviamo miliardi di tweet, messaggi su WhatsApp, in un loop continuo. Falsi giornali con bufale perfette e veri giornali pieni di false notizie. Le persone credono a tutto e a niente, allo stesso tempo. In tutto il mondo, i giornalisti sono ossessionati dalla velocità nell’essere i primi a “dare la notizia”. Il nostro cervello non può neanche processare e comprendere tutta questa mole di informazioni. Queste sono le conseguenze del modello di business imperante, basato sui click.

Possiamo cambiare?

Da qualche anno ormai, in diverse parti del mondo, piccoli gruppi di giornalisti indipendenti hanno cominciato a costruire modelli alternativi. Hanno nomi diversi, ma il loro obiettivo è lo stesso: Rob Orchard e il suo Delayed Gratification in Inghilterra, Frédéric Martel in Francia, la redazione di De Correspondent in Olanda, Lea Korsgaard e il suo Zetland in Danimarca e molti altri. Non si conoscono tra di loro, ma desiderano tutti la stessa cosa: rallentare. Anche colossi dell’informazione come il New York Times e BuzzFeed cominciano a sperimentare qualcosa di diverso, per uscire dall’ossessione dell’aggiornamento continuo.

Nel frattempo, a Milano, quattro giornalisti indipendenti incontrano Peter Laufer, professore dell’Università dell’Oregon e autore del manifesto Slow News, ispirato al movimento Slow Food, ma per il giornalismo. Hanno una missione: creare un’alternativa, unendo i puntini. Il che significa viaggiare attraverso l’Europa e gli Stati Uniti per raggiungere e mettere in contatto tra loro tutti quei giornalisti che credono nello “slow journalism”, e nel ruolo sociale del giornalismo come cardine per la difesa e il mantenimento della democrazia e della libertà. Una battaglia di vitale importanza, in un momento storico in cui queste sono ovunque sotto attacco.

Le strade di tutte queste persone sono destinate a incrociarsi: riusciranno a costruire insieme qualcosa di nuovo?

Slow News - Rob Orchard

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